L’impossibile banchetto

Spettacolo teatrale.

Data di Inizio: 16/05/2026 Ore 17:00
Data di Fine: 16/05/2026 Ore 19:15
Dove: Reggio Calabria

Drammaturgia Katia Colica

Con Maria Milasi (Frida Kahlo), Americo Melchionda (Picasso), Francesco Spinelli (Marinetti), Kristina Mravcova (Benedetta Cappa), Simone Zampaglione (Boccioni) – Musiche di Scena Antonio Aprile

Regia Americo Melchionda Produzione Officine Jonike Arti

Genere Teatro Contemporaneo/performance

“Sono le dieci esatte, e in questa serata che mi immagino da molto lontano io non ci sono stato, non ci sono e non ci sarò: il mio volo è stato cancellato per lasciare la pista libera al volo di un’ape intorno a una melagrana un attimo prima del risveglio. Non ci sarò, dicevo, sebbene ci sia: volete forse negarlo?”

In un universo sospeso – una Reggio Calabria trasfigurata in sogno – si celebra una cena mai cominciata, un rituale interrotto che diventa parabola dell’arte. Salvador Dalì è atteso per il banchetto del suo compleanno. Banchetto che egli stesso ha programmato. Arriverà? Ad aspettarlo Frida, Picasso, Boccioni, Marinetti e Benedetta Cappa, iconici invitati dalle personalità titaniche intrappolati dentro un incontro irreale. Dietro la tavola apparecchiata l’arte diventa spazio di attrito, di possesso e di perdita, fino a quando Frida Kahlo riesce per prima ad andare oltre l’apparenza conviviale rivelando ciò che gli altri ancora non capiscono. E l’arte si autocelebra con la semplicità dei geni che superano ogni antagonismo per scoprire, con un colpo di scena, il loro ruolo nel banchetto e nel mondo intero.

Lo Spettacolo L’Impossibile Banchetto sceglie di sedurre lo spettatore attraverso un’ironia visionaria, orchestrando un incontro impossibile tra grandi voci dell’arte del Novecento. Il cuore invisibile della scena è Salvador Dalì, assente ma onnipresente, convocato da ogni parola, evocato da ogni dettaglio. La sua assenza è la drammaturgia stessa: è vuoto e regia, mancanza e onnipotenza. Il banchetto è per lui, ma è anche il suo autoritratto in negativo: non c’è, ma tutto gli somiglia. Il testo si sviluppa come una tessitura dialogica e simbolica: il linguaggio alterna l’asprezza della rivalità alla delicatezza della memoria, la leggerezza del paradosso all’intimità dell’autoritratto emotivo. Ogni personaggio non è solo una “figura storica”, ma una maschera drammaturgica che porta in scena le fratture, le ambizioni, le visioni di un’epoca. Frida Kahlo è la chiave del banchetto. La linea di rottura tra autobiografia e creazione, tra corpo e pittura. La sua voce – potente, viva, dolorosa – porta il tema del trauma nell’architettura del banchetto, trasformando la scena in un campo magnetico di intensità e contraddizione. Non solo per la forza emotiva e visiva che la sua figura incarna, ma perché è lei a comprendere prima di tutti il significato profondo dell’arte nel tempo e nello spazio: prigione e orizzonte aperto. Frida sa – e lo dice – che l’arte rende immortali, ma lo fa al prezzo di una condanna: l’artista resta imprigionato nel ruolo, nel mito, in una forma che lo trascende e lo supera. In lei convivono ferita e visione, corpo e metafisica. È l’unica a vedere oltre l’apparenza conviviale del banchetto, rivelando ciò che gli altri non sanno ancora. Pablo Picasso, nel cuore del dispositivo scenico, si offre come misura del reale e dell’irreale, del coraggio e della consuetudine. La sua presenza è ambigua e centrale: da un lato è testimone del caos, dall’altro custode di una forma; capace di smontare e ricostruire, è il personaggio che tiene insieme l’istinto dirompente e la necessità di struttura. Magnetico e controverso, diventa ago della bilancia fra delirio e controllo, fra rivoluzione e permanenza. Benedetta Cappa, si confronta con la propria posizione di donna, artista e compagna. Non è l’ombra di Marinetti, ma la sua interlocutrice più profonda e lucida. La sua presenza scompone e ricompone il Futurismo da una prospettiva finalmente differente: quella del margine che si fa centro. Boccioni e Marinetti si affrontano e si rincorrono in un gioco di specchi tra ideologie, estetiche e passioni. La scena ne restituisce le pulsioni: l’arroganza, la febbre, la lucidità, ma anche la fragilità. Marinetti è verbo e gesto, Boccioni è fuoco e slancio. Insieme, generano tensioni e attriti che diventano struttura ritmica del testo. L’opera gioca su un doppio registro: è visivamente onirica, ma interiormente concreta. Dietro la tavola apparecchiata si cela una riflessione tagliente sull’arte come spazio di attrito, di possesso e di perdita. L’immaginario daliniano, evocato nelle scenografie e nelle luci, non è solo cornice ma vera e propria drammaturgia visiva, che accompagna e moltiplica i livelli di lettura. L’Impossibile Banchetto è un meccanismo scenico che interroga la Storia dell’arte come se fosse un sogno fatto a pezzi: ci chiede non tanto di capire, quanto di restare. È una sfida teatrale che, attraverso il surreale, cerca una verità più intima e più feroce: quella delle relazioni, della creazione, della memoria che non muore mai davvero.

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