Segue brillantissima farsa ovvero Miseria e Nobiltà

Spettacolo teatrale.

Data di Inizio: 12/08/2026 Ore 19:15
Data di Fine: 12/08/2026 Ore 21:30
Dove: Reggio Calabria

da Eduardo Scarpetta

di Gilberto Idonea

con Alessandro Idonea, Giovanna Criscuolo, Vincenzo Volo

e con Manuela Ventura, Rosario Minardi, Nino Signorello, Giuseppe Brancato, Anita Indigeno

Regia Alessandro Idonea

Scene Salvo Tropea

Costumi Noa Prealoni

Luci Francesco Noè

Direttore di scena Aureliano Idonea

Macchinista Carmelo Orofino

Se dovessimo trovare un sottotitolo per “Miseria e Nobiltà”, forse il più azzeccato sarebbe: “ovvero: la Fame”. Non la “Fama”, ma la Fame. Fame intesa non come momento intellettuale: fame di giustizia, fame di cultura, fame di sapere, ma più semplicemente come mancanza di cibo: Fame!

La storia di Felice Sciosciammocca, un povero squattrinato che si arrangia con espedienti per racimolare a stento un pezzo di pane, dà vita a una fitta trama di dialoghi e situazioni che rappresentano l’apice dell’arte attoriale italiana e il meglio che la storia del teatro (soprattutto quello napoletano) abbia prodotto per tenere il pubblico incollato alla sedia. Questo testo è una vera festa del teatro, il massimo della “felicità” che un pubblico possa provare.

Dalle scene di “Miseria & Nobiltà” la storia è poi approdata con Totò al cinema, grazie al film di Mattoli, e in televisione, creando veri e propri simboli e immagini indelebili nella memoria collettiva. “Miseria & Nobiltà” oggi, nell’edizione storica di Gilberto Idonea, ritorna a quel testo del 1888 riscoprendosi un rito nell’oggi, grazie a una straordinaria compagnia di attori che si impossessa della scena. Come dice Sciosciammocca nell’ultima battuta della storia: “Torno nella miseria, però non mi lamento: mi basta sapere che il pubblico è contento.” “Miseria & Nobiltà” del mestiere del vivere recitando.

Bisognerebbe dichiarare “Miseria & Nobiltà” e la commedia dell’arte tutta “patrimonio culturale dell’umanità”, o almeno patrimonio culturale d’Italia. Non è una provocazione, ma una realtà. Il meglio dello spirito italico è proprio la sua capacità di ridurre in satira la prosopopea di personaggi che si autoproclamano grandi e che sono ridicoli. La commedia dell’arte prendeva in giro i Professoroni che ingannano il popolo, i truffatori che fanno pagare a Pantalone le spese dei loro guasti. Le loro risate sono state il fermento vitale della grande crescita della nostra civiltà rinascimentale e ancora prima furono il freno contro lo strapotere dei dittatori romani. La satira nella nostra penisola è un’arte che conta più di duemila anni ed è vitale, sia sui grandi temi che su quelli del vivere quotidiano. Gli Italiani sono pronti a mettersi in scena, a “recitare” davanti a un pubblico straripante, senza neanche il soccorso di un copione, attingendo alle proprie risorse di ingegno e a quella arguzia che ci contraddistingue.

Ogni volta che invito qualcuno degli spettatori a salire in scena, io e il pubblico abbiamo la prova dello spirito dei nostri concittadini (uomini o donne, giovani o no: siamo tutti fratelli d’Italia) e giungo alla conclusione che se gli stessi spettatori si trovassero sbalzati, improvvisamente, a Palazzo Chigi, o alla Farnesina, o a Palazzo Koch, forse farebbero meno errori dei temporanei inquilini e certamente, portati lì dal caso e non da una lotta politica, sarebbero meno disonesti di chi abita in quelle stanze dopo fruttuose compravendite.

E questi stessi pensieri che ufficialmente non si possono dire perché politicamente scorrettissimi, nella Commedia dell’Arte si dicono dai tempi di Pulcinella e Pantalone. Le farse che fanno inarcare il sopracciglio agli accademici hanno aiutato gli Italiani a rialzarsi nei momenti delle difficoltà. Anche oggi certi show televisivi ne sono la deformazione tecnologica.

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