Un teatro che sceglie di raccontare la guerra non attraverso la spettacolarizzazione del conflitto, ma attraverso le sue conseguenze, le sue ferite e la memoria di chi la vive.
Lo spettacolo nasce da una riflessione che attraversa il rapporto tra l’uomo e la guerra, ponendo al centro una domanda tanto semplice quanto drammatica: che cosa rimane quando il conflitto finisce?
Il titolo, “Come foglie d’acanto”, evoca un’immagine poetica che contrasta con la durezza della guerra e introduce una narrazione nella quale memoria, dolore e umanità si intrecciano. A guidare lo spettatore è una storia che invita a riflettere sul valore della vita e sull’assurdità di ogni conflitto.
A sintetizzare il messaggio dell’opera è la frase scelta per accompagnare lo spettacolo:
“La guerra è un’inutile strage, sempre!”
Una frase che diventa chiave di lettura di un lavoro teatrale orientato verso una riflessione sulla violenza e sulle conseguenze che essa produce sugli individui e sulle comunità.
