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Le aree interne reggine non hanno un problema di turisti. Hanno un problema di ritorni

In alcuni comuni della Calabria le persone iscritte all’anagrafe degli italiani residenti all’estero sono più numerose di quelle che vivono nel paese. Nell’elenco dei comuni con un’incidenza pari o superiore al cento per cento compaiono anche località reggine come Mammola, Staiti, Fiumara e Candidoni.

Un paese in cui i partiti superano i rimasti non è una statistica curiosa. È una comunità che si è divisa in due, e la metà che vive altrove continua a esistere, a votare, a intestarsi case e a tornare d’estate. Su questo dato si può costruire qualcosa. Su altre letture del fenomeno, molto meno.

In questo articolo parliamo di

Perché "lo spopolamento è una risorsa" è una frase da evitare

Circola da qualche anno, nei convegni e nei documenti di progetto, l’idea che l’abbandono delle aree interne Reggio Calabria possa diventare un attrattore. Il vuoto come esperienza, il silenzio come prodotto, il borgo disabitato come set.

Va detto con chiarezza che questa lettura non regge, per due ragioni.

La prima è di merito. Lo spopolamento non è un paesaggio, è l’esito di decisioni prese sotto costrizione. A Roghudi Vecchio, nell’area grecanica, l’abbandono arrivò dopo due alluvioni, un’ordinanza di sgombero e diciotto anni di attesa prima che venisse costruito un paese nuovo a quaranta chilometri di distanza. Chi ha vissuto quella vicenda, o l’ha ereditata dai genitori, non la riconosce nella parola “risorsa”.

La seconda è di risultato. Il turismo dei borghi fantasma produce visite brevi, spesa quasi nulla e nessun effetto sulla popolazione residente. Genera passaggio, non economia. È lo stesso modello che ho contestato scrivendo della Bovesìa e della lingua greca di Calabria: si arriva, si fotografa, si riparte.

La risorsa non è lo spopolamento. È ciò che lo spopolamento ha prodotto.

I numeri della seconda Calabria

Al primo gennaio 2020 i calabresi iscritti all’AIRE erano 423.668, a fronte di 1.924.701 residenti nella regione, quindi un rapporto vicino al ventidue per cento. Due anni dopo il dato saliva a 437.447. Le destinazioni principali sono Argentina, Germania e Svizzera, seguite da Francia, Australia, Canada, Brasile, Stati Uniti e Regno Unito.

Dentro questa cifra la provincia di Reggio Calabria pesa in modo particolare. Secondo il Rapporto Italiani nel Mondo della Fondazione Migrantes, i reggini iscritti all’estero erano circa 93.000, e la provincia risultava quella calabrese con il più alto numero di partenze. Bagnara Calabra da sola contava 4.651 iscritti.

Questi numeri hanno un limite che va dichiarato: l’AIRE registra chi ha formalizzato la residenza estera, non i discendenti nati fuori dall’Italia. La platea reale di persone con un legame familiare con un comune reggino è più ampia di quanto l’anagrafe mostri, e nessuno l’ha mai misurata. Confcommercio stima in sei milioni gli italiani residenti all’estero, che diventano ottanta milioni includendo oriundi e discendenti.

Cosa dicono i dati sull'entroterra

La Strategia Nazionale per le Aree Interne classifica i comuni italiani in base al tempo di percorrenza necessario per raggiungere un polo di servizi. Nella mappatura per il ciclo 2021-2027 le aree interne comprendono oltre quattromila comuni, il 48,5% del totale nazionale.

In Calabria le aree SNAI riconosciute sono sette. Due riguardano la Città Metropolitana di Reggio Calabria: l’area Grecanica, già inserita nel ciclo precedente, e il Versante Tirrenico Aspromonte, composto da sedici comuni fra cui Cittanova, Delianuova, Oppido Mamertina, Sant’Eufemia d’Aspromonte, Sinopoli, Taurianova e Varapodio, classificati come quattro intermedi e dodici periferici.

Il dato demografico che pesa di più non è il numero di residenti ma la loro età. L’ISTAT registra nelle aree interne un indice di vecchiaia di 196,2 contro 178,8 dei centri, e nei comuni ultraperiferici oltre 223 anziani ogni cento giovani. Un territorio con questa struttura non si ripopola con l’immigrazione turistica, e nessun piano onesto può promettere il contrario.

Il viaggiatore delle radici non è un turista

Chi torna nel paese dei nonni si comporta in modo diverso da chi sceglie una destinazione su un catalogo, e le differenze contano tutte.

Resta più a lungo, perché il viaggio ha un motivo che non si esaurisce in due notti. Viaggia fuori stagione, perché lo lega una ricorrenza familiare o una festa patronale, non il meteo. Spende in modo diffuso sul territorio invece che dentro una struttura, perché mangia dai parenti e compra dai produttori. Cerca servizi che nessun operatore balneare offre, come la ricerca genealogica negli archivi parrocchiali e comunali, l’accompagnamento negli uffici, la traduzione. E soprattutto sceglie il comune prima della destinazione: nessuno va a Mammola perché ha letto una recensione.

Per un paese di quattrocento abitanti nell’entroterra reggino, questo è l’unico segmento su cui compete meglio di Taormina. Non perché sia più bello, ma perché è l’unico posto al mondo dove quella specifica famiglia ha una ragione per andare.

Esiste già uno strumento nazionale, e il suo finanziamento è finito

Il turismo delle radici non è un’intuizione locale. Il Ministero degli Affari Esteri ha lanciato il programma Italea dentro il PNRR, finanziato da NextGenerationEU per il periodo 2022-2025, con venti articolazioni regionali e il 2024 proclamato Anno delle Radici Italiane.

I risultati dichiarati dal Ministero danno la misura del bacino: la Italea card raccoglie oltre 760 partner e più di 13.000 viaggiatori iscritti, le articolazioni regionali hanno ricevuto oltre 10.000 richieste di viaggi o ricerche genealogiche, e circa 800 piccoli comuni sono stati selezionati tramite avviso pubblico per organizzare eventi rivolti agli italo-discendenti, arrivando a circa 750 iniziative realizzate.

Qui sta il punto che nessuno discute abbastanza. La finestra di finanziamento del PNRR si chiude nel 2025. Da adesso in avanti, ciò che resta dipende da chi ha costruito qualcosa di permanente durante quei tre anni e da chi si è limitato a organizzare un evento con il contributo ricevuto. La differenza tra le due categorie non si vede in un comunicato stampa, si vede nei tre anni successivi.

Cosa serve, in concreto

Un comune dell’entroterra reggino che voglia lavorare su questo segmento ha quattro cose da fare, in ordine.

Contare la propria diaspora. Gli iscritti AIRE per comune sono un dato pubblico e disponibile, con la destinazione. Sapere che il proprio paese ha tremila persone in Argentina e ottocento in Ontario cambia ogni decisione successiva, a partire dalla lingua in cui si comunica. Quasi nessun comune calabrese ha questo numero scritto da qualche parte.

Rendere accessibili gli archivi. Registri parrocchiali, atti di stato civile, catasti storici. È il servizio che i viaggiatori delle radici chiedono per primo ed è quello che quasi nessuno riesce a erogare in tempi ragionevoli. Digitalizzare e indicizzare costa poco rispetto a qualunque intervento infrastrutturale, e produce una ragione concreta per venire.

Formare chi accoglie. Un visitatore che arriva dal Canada con il cognome del bisnonno e mezza frase di dialetto ha bisogno di qualcuno che sappia leggere un documento del 1890 e accompagnarlo in Comune. È una competenza che non si improvvisa e che si costruisce con la formazione degli operatori, non con un corso di accoglienza generico.

Costruire il prodotto attorno al calendario delle comunità, non a quello turistico. Le feste patronali, le ricorrenze, gli anniversari di emigrazione sono le date in cui quelle persone tornerebbero comunque. Un’offerta costruita su quei giorni parte con la domanda già esistente, e nell’entroterra reggino esistono già esperienze organizzate su cui appoggiare la logistica.

Nessuna delle quattro richiede un bando. Tre su quattro richiedono soltanto decisioni.

Quello che il turismo non può fare

Va detto per chiudere, perché la promessa contraria circola troppo.

Il turismo delle radici non inverte lo spopolamento. Nessun flusso turistico riporta residenti in un comune con 223 anziani ogni cento giovani, e chiunque lo prometta in un documento di progetto sta scrivendo qualcosa che non succederà.

Quello che può fare è diverso e più modesto. Può generare reddito in mesi in cui oggi non ne entra. Può dare una ragione economica a un giovane per aprire un’attività invece di partire. Può trasformare un legame affettivo in una relazione commerciale ricorrente, che è ciò che tiene in vita un’economia locale meglio di qualunque campagna promozionale.

La differenza tra raccontare lo spopolamento come una risorsa e riconoscere la diaspora come un mercato sta tutta qui. La prima formula chiede al territorio di trasformare una perdita in scenografia. La seconda gli chiede di andare a cercare le persone che ha perso e proporre loro qualcosa. Solo una delle due produce fatture.

Su questo tema le aree interne reggine hanno un vantaggio che la costa non ha, e finora non l’hanno usato.

FAQ

Cos'è il turismo delle radici?

È il turismo dei discendenti di emigrati che tornano a visitare i luoghi da cui è partita la loro famiglia. In Italia è oggetto di un programma nazionale, Italea, lanciato dal Ministero degli Affari Esteri all’interno del PNRR e finanziato da NextGenerationEU per il periodo 2022-2025, con venti articolazioni regionali. Il 2024 è stato proclamato Anno delle Radici Italiane.

Quanti calabresi vivono all'estero?

Al primo gennaio 2020 gli iscritti all’anagrafe degli italiani residenti all’estero originari della Calabria erano 423.668, su 1.924.701 residenti nella regione, con un’incidenza vicina al ventidue per cento. Due anni dopo il dato risultava salito a 437.447. Le destinazioni principali sono Argentina, Germania e Svizzera, seguite da Francia, Australia, Canada, Brasile, Stati Uniti e Regno Unito. Il dato non include i discendenti nati all’estero, che non compaiono nell’anagrafe.

Quanti sono gli emigrati originari della provincia di Reggio Calabria?

Secondo il Rapporto Italiani nel Mondo della Fondazione Migrantes, i reggini iscritti all’estero erano circa 93.000, e la provincia di Reggio Calabria risultava quella calabrese con il più alto numero di partenze. Il dato si riferisce al rapporto del 2018 e va aggiornato per usi ufficiali. Alcuni comuni della provincia, come Mammola, Staiti, Fiumara e Candidoni, registrano un numero di iscritti all’estero pari o superiore ai residenti.

Quali sono le aree interne della provincia di Reggio Calabria?

La Strategia Nazionale per le Aree Interne riconosce in Calabria sette aree, due delle quali nella Città Metropolitana di Reggio Calabria: l’area Grecanica e il Versante Tirrenico Aspromonte. Quest’ultima comprende sedici comuni, fra cui Cittanova, Delianuova, Oppido Mamertina, Sant’Eufemia d’Aspromonte, Sinopoli, Taurianova e Varapodio, classificati come quattro intermedi e dodici periferici in base al tempo di percorrenza verso i poli di servizi.

Il turismo può fermare lo spopolamento delle aree interne?

No, e sostenere il contrario è fuorviante. L’ISTAT registra nelle aree interne un indice di vecchiaia di 196,2 contro 178,8 dei centri, con oltre 223 anziani ogni cento giovani nei comuni ultraperiferici. Nessun flusso turistico modifica una struttura demografica di questo tipo. Il turismo può però generare reddito in mesi altrimenti vuoti e rendere economicamente sostenibile per qualcuno la scelta di restare.

In cosa il viaggiatore delle radici è diverso da un turista?

Resta più a lungo, perché il viaggio ha una motivazione familiare. Viaggia fuori stagione, seguendo ricorrenze e feste patronali invece del meteo. Spende in modo diffuso sul territorio anziché dentro una struttura ricettiva. Richiede servizi specifici come la ricerca genealogica, l’accompagnamento negli uffici e la traduzione. E sceglie il comune prima della destinazione, perché il legame è con un luogo preciso.

Cosa può fare un piccolo comune per attrarre il turismo di ritorno?

Quattro cose, in ordine. Contare i propri iscritti AIRE per destinazione, dato pubblico che quasi nessun comune ha scritto da qualche parte. Digitalizzare e indicizzare gli archivi parrocchiali e di stato civile, perché la ricerca genealogica è il primo servizio richiesto. Formare chi accoglie a leggere documenti storici e a orientare i visitatori negli uffici. Costruire l’offerta attorno al calendario delle ricorrenze comunitarie, quando quelle persone tornerebbero comunque.

È corretto parlare dello spopolamento come di una risorsa turistica?

No. Lo spopolamento è l’esito di decisioni prese sotto costrizione, spesso legate a eventi calamitosi o alla mancanza di lavoro, e presentarlo come attrattore è offensivo per chi lo ha vissuto e inefficace sul piano economico. Il turismo dei borghi abbandonati produce visite brevi, spesa quasi nulla e nessun effetto sulla popolazione residente. La risorsa non è il vuoto lasciato dall’emigrazione, sono le persone che sono partite e i loro discendenti.

Il programma Italea è ancora attivo?

Il finanziamento PNRR del programma copre il periodo 2022-2025. Nei tre anni sono stati selezionati circa 800 piccoli comuni tramite avviso pubblico, con circa 750 eventi realizzati, mentre la Italea card ha raccolto oltre 760 partner e più di 13.000 viaggiatori iscritti. Cosa resti dopo la chiusura della finestra di finanziamento dipende da quali territori abbiano costruito servizi permanenti e quali si siano fermati agli eventi finanziati.

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Chi ha scritto questo articolo

Christian Zuin è project manager e tourism marketing strategist. È fondatore e CEO di Protur Media, agenzia di comunicazione e marketing per il turismo e la promozione territoriale con sede a Reggio Calabria, e project manager della piattaforma Visit Reggio Calabria. Lavora su destination management, posizionamento delle destinazioni e progettazione di prodotti turistici per enti pubblici, DMO e imprese ricettive in Calabria e nel Mezzogiorno. Si occupa di formazione per operatori turistici e collabora con istituzioni accademiche sui temi del turismo nelle aree interne.

Fonti

Calabria.Live. “Il record della Calabria all’estero: sono tantissimi i calabresi nel mondo.” 23 novembre 2022. https://calabria.live/il-record-della-calabria-allesterosono-tantissimi-i-calabresi-nel-mondo/.

Confcommercio. “Turismo delle radici 2024, un’occasione per valorizzare le comunità italiane all’estero e i territori d’origine.” Consultato il 5 agosto 2026. https://www.confcommercio.it/-/turismo-delle-radici.

Corriere della Calabria. “Emigrazione, nel mondo c’è una ‘seconda’ Calabria.” 25 ottobre 2018. https://www.corrieredellacalabria.it/regione/catanzaro/item/162001-emigrazione-nel-mondo-ce-una-seconda-calabria/.

Dipartimento per le Politiche di Coesione. “Rapporto di Istruttoria per la Selezione delle Aree Interne — Regione Calabria.” Consultato il 5 agosto 2026. https://politichecoesione.governo.it/media/3104/rapporto-istruttoria_regione-calabria.pdf.

Istat. “La demografia delle aree interne.” Statistica Focus, 26 luglio 2024. https://www.istat.it/wp-content/uploads/2024/07/STATISTICA-FOCUS-DEMOGRAFIA-DELLE-AREE-INTERNE_26_07.pdf.

Il Lametino. “Rapporto italiani nel mondo, il 13% dei lametini vive all’estero.” 28 ottobre 2020. http://www.lametino.it/Ultimora/rapporto-italiani-nel-mondo-il-13-dei-lametini-vive-all-estero-e-la-seconda-citta-della-calabria-per-migrazioni.html.

LaC News24. “Calabresi residenti all’estero: il primato a Corigliano Rossano, sul podio anche Lamezia e Reggio.” 17 ottobre 2022. https://www.lacnews24.it/attualit/calabresi-residenti-all-estero-il-primato-a-corigliano-rossano-sul-podio-anche-lamezia-e-reggio_161174/.

Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale. “Turismo delle Radici.” Consultato il 5 agosto 2026. https://www.esteri.it/it/servizi-consolari-e-visti/italiani-all-estero/turismo-delle-radici/.

Open Calabria. “La nuova emigrazione italiana e calabrese.” 30 settembre 2019. https://www.opencalabria.com/la-nuova-emigrazione-italiana-e-calabrese/.

Regione Calabria. “Strategia Nazionale per le Aree Interne (SNAI): opportunità di sviluppo per i territori più fragili.” Consultato il 5 agosto 2026. https://www.regione.calabria.it/dipartimento-agricoltura-risorse-agroalimentari-e-forestazione/aree-tematiche/strategia-nazionale-per-le-aree-interne-snai-opportunita-di-sviluppo-per-i-territori-piu-fragili/.

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