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Nell’area grecanica della Calabria si parla ancora greco. Ma nessuno sa quante persone

A Gallicianò, frazione del comune di Condofuri, la liturgia si celebra in greco dentro una piccola chiesa ortodossa intitolata alla Madonna di Grecia. Il borgo è l’ultimo insediamento della provincia reggina considerato interamente ellenofono, e i suoi residenti si contano a decine.

Questa è la notizia che circola su ogni guida che tratta l’area grecanica Calabria. La domanda che quasi nessuno pone è la successiva: quante persone parlano davvero questa lingua, oggi, in tutta la Bovesìa. La risposta onesta è che non lo sappiamo, e la ragione per cui non lo sappiamo racconta più cose sulla condizione di questo territorio di qualunque descrizione paesaggistica.

In questo articolo parliamo di

Il dato che non esiste

Chi cerca una cifra ne trova almeno cinque, tutte diverse.

Antonio Spano nel 1964 contava 3.900 parlanti su 14.871 residenti nei comuni ellenofoni, pari al 26,2%. Pier Vincenzo Bellinello nel 1990 stimava 3.278 parlanti su 13.460 residenti, il 24,3%. La linguista Marianna Katsoyannou, dell’Università di Cipro, nel 2001 valutava gli ellenofoni calabresi in meno di 500, quasi tutti concentrati tra Gallicianò, Bova e Roghudi. Wikipedia riporta una forbice tra 500 e 2.000. L’osservatorio Open Calabria, applicando la percentuale di Bellinello alla popolazione residente al 1° gennaio 2018, arriva a 2.724.

Le cifre non si contraddicono per sciatteria. Misurano cose diverse: chi capisce la lingua, chi la parla in famiglia, chi la parla con piena competenza attiva. E soprattutto nessuna di esse poggia su una rilevazione ufficiale, perché una rilevazione ufficiale non c’è.

Il censimento italiano ha chiesto agli abitanti quale lingua parlassero fino al 1921. Con l’avvento del regime fascista il quesito fu abolito, e non è mai più stato reintrodotto. Da oltre un secolo lo Stato italiano tutela per legge una minoranza linguistica di cui non conta i membri.

Il Museo Agropastorale di Bova Marina indica oggi circa mille conoscitori del grecanico, di cui meno di un centinaio sotto i trentacinque anni. È il numero che pesa di più, perché una lingua non muore quando smettono di parlarla gli anziani. Muore quando smettono di impararla i bambini.

Cosa si parla, esattamente

Il grecanico, chiamato anche greco di Calabria o greco-calabro, è una varietà di greco parlata sul versante ionico meridionale dell’Aspromonte, nella valle della fiumara Amendolea. L’Atlante delle lingue in pericolo dell’UNESCO lo classifica come severely endangered, gravemente minacciato.

Sull’origine il dibattito accademico non si è mai chiuso. Gerhard Rohlfs, il filologo tedesco che dal 1924 documentò questa lingua sul campo e le dedicò gran parte di una carriera lunga novant’anni, sostenne insieme a Georgios Hatzidakis la continuità diretta con le colonie della Magna Grecia dell’VIII secolo a.C. Le sue ricerche confluirono in Scavi linguistici nella Magna Grecia del 1933 e nel Dizionario dialettale della Calabria, che restano il punto di partenza per chiunque studi l’argomento. Giuseppe Morosi e Oronzo Parlangeli obiettarono che le somiglianze con il greco moderno indicano un’origine medievale, legata alle popolazioni ellenofone dell’Impero bizantino.

La questione resta aperta da quasi due secoli, e chi la presenta come risolta in un senso o nell’altro sta semplificando. Per un visitatore la differenza è meno rilevante di quanto sembri: in entrambe le ricostruzioni si tratta di una lingua greca trasmessa oralmente su queste montagne per almeno mille anni.

Un perimetro che nessuno ha chiuso

Anche la domanda su quali comuni compongano la area grecanica Calabria riceve risposte diverse a seconda di chi risponde.

La Treccani, nella voce dedicata alla comunità greca, elenca cinque località: Bova, Condofuri, Gallicianò, Roccaforte del Greco e Roghudi. Il portale territoriale dell’Area Grecanica ne indica undici, aggiungendo Bagaladi, Bova Marina, Brancaleone, Melito Porto Salvo, Palizzi, San Lorenzo e Staiti. Il Museo Agropastorale di Bova Marina arriva a sedici, includendo Samo, Africo Nuovo, Motta San Giovanni, Cardeto e la stessa Reggio Calabria, che dopo il dissesto idrogeologico del 1952 accolse nelle sue periferie una parte consistente degli alluvionati ellenofoni.

Le tre liste rispondono a tre domande distinte. Dove si parla ancora la lingua. Quale territorio costituisce l’area culturale di riferimento. Quali comuni hanno formalmente aderito alle tutele della legge 482 del 1999. La sovrapposizione tra le tre è parziale, e la confusione che ne deriva è uno dei motivi per cui questo territorio fatica a presentarsi come destinazione unitaria. È lo stesso problema di regia che ho analizzato a proposito del brand della destinazione reggina, qui applicato a un perimetro culturale invece che geografico.

Roghudi, dove la geografia ha vinto

Roghudi Vecchio sorge su uno sperone roccioso circondato dalla fiumara Amendolea e dal torrente Furria. Le case sono citate in un documento catastale bizantino risalente al 1050 circa.

Nell’ottobre 1971 un’alluvione colpì il paese. Il sindaco firmò un’ordinanza di sgombero che gran parte della popolazione accolse, mentre alcuni anziani rimasero. Una seconda alluvione, tra la fine del 1972 e il gennaio 1973 a seconda delle fonti, convinse anche loro. L’abitato fu dichiarato inagibile.

Diciotto anni dopo, nel 1988, nacque Roghudi Nuovo lungo la statale 106, dentro un’enclave ceduta dal comune di Melito di Porto Salvo. Fra il vecchio abitato e il nuovo ci sono circa quaranta chilometri. Il comune di Roghudi è oggi diviso in due porzioni non confinanti, condizione che in Italia condivide soltanto con Sinnai, in provincia di Cagliari.

Il borgo vecchio si visita, non si abita: l’area è classificata a rischio idrogeologico elevato. Sulle pareti di alcune case restano infissi grossi chiodi, ai quali le famiglie legavano le corde assicurate alle caviglie dei bambini per impedire che precipitassero nel burrone.

Questo dettaglio dice della Bovesìa più di qualunque paragrafo sulla bellezza dei panorami. Una comunità che lega i figli al muro non abita un luogo pittoresco. Abita un luogo difficile, e ne ha ricavato una cultura.

Come si visita senza consumarla

Il territorio grecanico ricade in gran parte dentro il Parco Nazionale dell’Aspromonte, che il 22 aprile 2021 è entrato nella rete mondiale dei Geoparchi UNESCO con 89 geositi censiti, di cui otto di rilevanza internazionale.

Bova, con poco più di quattrocento residenti, è il centro di riferimento culturale dell’area ed è inserita nel circuito dei Borghi più belli d’Italia. All’ingresso del paese si trova il Museo della Lingua Greco-Calabra “Gerhard Rohlfs”, inaugurato nel 2016 e costruito attorno alle tesi del filologo che per primo documentò questa parlata sul campo. Sei sale, ognuna dedicata a uno studioso della grecità calabrese, con documenti storici, oggetti appartenuti a Rohlfs e installazioni audiovisive che permettono di ascoltare la lingua invece di leggerne soltanto. Il museo sorge nel punto in cui il viaggiatore inglese Edward Lear si fermò a disegnare Bova durante il suo cammino in Calabria, a metà Ottocento. A Gallicianò il Museo Etnografico “Anzel Bogasari-Merianoù” conserva la cultura materiale della comunità. Il borgo ospita inoltre il Museo di Paleontologia e Scienze naturali dell’Aspromonte e il centro di documentazione grecanica “Napoleone Vitale”. La Domenica delle Palme vi si svolge la processione delle Persefoni, figure antropomorfe a grandezza umana costruite intrecciando rami d’ulivo su un’intelaiatura di canne.

In agosto il festival itinerante Paleariza, il cui nome significa “antiche radici”, porta musica di tradizione greco-calabra tra Bova, Gallicianò e gli altri borghi dell’area.

Chi organizza il viaggio deve sapere due cose pratiche. I paesi interni si trovano a quindici chilometri circa dalla costa, ma su strade di montagna che richiedono tempo e attenzione, quindi vanno considerate poche tappe per giornata. E gran parte di ciò che rende viva questa cultura, cioè le liturgie, le feste e le occasioni domestiche, segue un calendario, non un orario di apertura.

Perché questo riguarda chi lavora nel turismo

C’è un modo sbagliato di valorizzare la Bovesìa, ed è quello che la trasforma in una curiosità da mezza giornata: si arriva, si fotografa il cartello bilingue, si ascolta una canzone, si riparte. Quel modello genera passaggio senza generare economia, e soprattutto non produce nessun effetto sulla trasmissione della lingua, che è la variabile da cui dipende tutto il resto.

Il modo utile passa per tre condizioni. La prima è che gli operatori dell’area siano formati a raccontare questa storia con i dati corretti, incertezze comprese, perché la competenza degli operatori è ciò che distingue una visita da una comparsata. La seconda è che il soggiorno duri abbastanza da lasciare denaro sul territorio, quindi servono prodotti costruiti su più giorni e non escursioni isolate, sul modello di quanto sta accadendo con le esperienze organizzate in provincia. La terza è che una quota di quel valore torni a chi la lingua la parla ancora.

Il turismo non salverà il grecanico. Può però rendere economicamente sensato, per una famiglia di Gallicianò o di Bova, restare dove è nata e insegnare ai figli la lingua dei nonni. È l’unico contributo che il nostro mestiere può realisticamente dare, ed è già molto.

FAQ

Dove si parla ancora il greco in Calabria?

Il greco di Calabria si parla nell’area grecanica, detta anche Bovesìa, sul versante ionico meridionale dell’Aspromonte, nella valle della fiumara Amendolea. I centri in cui la lingua è ancora viva sono Bova, Gallicianò (frazione del comune di Condofuri), Roghudi e Roccaforte del Greco, oltre ad alcune periferie di Reggio Calabria dove si trasferirono le famiglie ellenofone dopo gli eventi alluvionali del Novecento. Gallicianò è considerato l’unico insediamento interamente ellenofono rimasto.

Quante persone parlano il grecanico oggi?

Non esiste un dato ufficiale. Il censimento italiano ha rilevato la lingua parlata fino al 1921, poi il quesito fu abolito e non è mai stato reintrodotto. Le stime disponibili divergono: 3.900 parlanti secondo Spano nel 1964, 3.278 secondo Bellinello nel 1990, meno di 500 secondo Katsoyannou nel 2001, circa mille conoscitori secondo il Museo Agropastorale di Bova Marina. Il dato più significativo riguarda i giovani: meno di un centinaio di parlanti sotto i trentacinque anni.

Quali comuni fanno parte dell'area grecanica?

Dipende dal criterio. La Treccani indica cinque località in cui la lingua sopravvive: Bova, Condofuri, Gallicianò, Roccaforte del Greco e Roghudi. Il portale territoriale dell’Area Grecanica ne elenca undici, aggiungendo Bagaladi, Bova Marina, Brancaleone, Melito Porto Salvo, Palizzi, San Lorenzo e Staiti. Il Museo Agropastorale di Bova Marina arriva a sedici, includendo anche Samo, Africo Nuovo, Motta San Giovanni, Cardeto e Reggio Calabria.

Che differenza c'è tra il grecanico calabrese e il griko salentino?

Sono le due varietà di greco parlate in Italia e appartengono alla stessa minoranza linguistica riconosciuta dalla legge 482 del 1999. Il grecanico si parla nella Città Metropolitana di Reggio Calabria, il griko nella Grecìa Salentina in provincia di Lecce. La differenza principale non è linguistica ma demografica e territoriale: la Grecìa Salentina occupa un’area pianeggiante, popolata e ben collegata, mentre la Bovesìa si trova su montagne impervie che hanno subito uno spopolamento severo. I parlanti del griko sono stimati in decine di migliaia, quelli del grecanico in poche centinaia.

Il grecanico deriva dalla Magna Grecia o dall'epoca bizantina?

La questione è aperta da quasi due secoli. Gerhard Rohlfs, che dal 1924 documentò la lingua sul campo, sostenne insieme a Georgios Hatzidakis la continuità diretta con le colonie greche dell’VIII secolo a.C. Giuseppe Morosi e Oronzo Parlangeli obiettarono che le somiglianze con il greco moderno indicano un’origine medievale legata all’Impero bizantino. Nessuna delle due tesi è stata dimostrata in modo definitivo. In entrambe le ricostruzioni si tratta comunque di una lingua greca trasmessa oralmente su queste montagne per almeno mille anni.

Cos'è il Museo della Lingua Greco-Calabra "Gerhard Rohlfs"?

È il museo dedicato alla minoranza linguistica dei Greci di Calabria, inaugurato a Bova il 21 maggio 2016 su iniziativa del Parco Nazionale dell’Aspromonte insieme agli enti territoriali. Si trova all’ingresso del borgo, nel punto in cui il viaggiatore inglese Edward Lear si fermò a disegnare Bova a metà Ottocento. Le sei sale, ciascuna dedicata a uno studioso della grecità calabrese, espongono documenti storici, oggetti appartenuti a Rohlfs e installazioni audiovisive che permettono di ascoltare la lingua.

Perché Roghudi Vecchio è abbandonato?

Due alluvioni resero il paese inagibile. La prima colpì nell’ottobre 1971 e portò a un’ordinanza di sgombero, la seconda tra la fine del 1972 e il gennaio 1973 a seconda delle fonti convinse anche chi era rimasto. Diciotto anni dopo, nel 1988, fu costruita Roghudi Nuovo lungo la statale 106, in un’enclave ceduta dal comune di Melito di Porto Salvo, a circa quaranta chilometri dal vecchio abitato. Il borgo originario si può visitare ma non abitare, perché l’area è classificata a rischio idrogeologico elevato.

Quando si tiene il festival Paleariza?

Paleariza, il cui nome significa “antiche radici”, è il festival itinerante di musica di tradizione greco-calabra che si svolge in agosto tra Bova, Gallicianò e gli altri borghi dell’area grecanica. È l’occasione con maggiore richiamo per la comunità dei Greci di Calabria. Il programma viene pubblicato ogni anno sul sito del festival e cambia sedi e date, quindi va verificato prima di organizzare il viaggio.

Il greco di Calabria è una lingua a rischio di estinzione?

Sì. L’Atlante delle lingue in pericolo dell’UNESCO classifica il greco di Calabria come severely endangered, gravemente minacciato. La lingua è tutelata dalla legge 482 del 1999 sulle minoranze linguistiche storiche, che ha reso possibili progetti di recupero, insegnamento scolastico sperimentale e finanziamenti pubblici. Il fattore critico resta la trasmissione ai bambini: una lingua non si estingue quando smettono di parlarla gli anziani, ma quando smettono di impararla le nuove generazioni.

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Chi ha scritto questo articolo

Christian Zuin è project manager e tourism marketing strategist. È fondatore e CEO di Protur Media, agenzia di comunicazione e marketing per il turismo e la promozione territoriale con sede a Reggio Calabria, e project manager della piattaforma Visit Reggio Calabria. Lavora su destination management, posizionamento delle destinazioni e progettazione di prodotti turistici per enti pubblici, DMO e imprese ricettive in Calabria e nel Mezzogiorno. Si occupa di formazione per operatori turistici e collabora con istituzioni accademiche sui temi del turismo nelle aree interne.

Fonti

Borghi più belli d’Italia. “Bova.” Consultato il 5 agosto 2026. https://borghipiubelliditalia.it/borgo/bova/.

Comitato per la Salvaguardia dei Patrimoni Linguistici. “Il grecanico: un po’ di Grecia in Calabria.” Patrimoni Linguistici. Consultato il 5 agosto 2026. https://patrimonilinguistici.it/grecanico-calabria/.

Ente Parco Nazionale dell’Aspromonte. “Ufficiale: il Geoparco Aspromonte entra nell’Unesco Global Geoparks.” 22 aprile 2021. https://www.parconazionaleaspromonte.it/.

Geoparco Aspromonte. “Il Geoparco dell’Aspromonte.” Consultato il 5 agosto 2026. https://www.geoparcoaspromonte.it/.

Fondo per l’Ambiente Italiano. “Museo della Lingua Greco-Calabra ‘Gerhard Rohlfs’.” I Luoghi del Cuore. Consultato il 5 agosto 2026. https://fondoambiente.it/luoghi/museo-della-lingua-greco-calabra-gerhard-rohlfs.

Italia.it. “Museo della Lingua Greco-Calabra ‘Gerhard Rohlfs’.” Ministero del Turismo. Consultato il 5 agosto 2026. https://www.italia.it/it/calabria/museo-della-lingua-greco-calabra-gerhard-rohlfs.

Ente Parco Nazionale dell’Aspromonte. “Museo della Lingua Greco-Calabra ‘Gerhard Rohlfs’.” Consultato il 5 agosto 2026. https://www.parconazionaleaspromonte.it/pun-dettaglio.php?id=3250.

Il Reggino. “Roghudi Vecchio, le memorie del borgo fantasma.” 16 gennaio 2022. https://www.ilreggino.it/societa/2022/01/16/roghudi-vecchio-le-memorie-del-borgo-fantasma/.

Museo Agropastorale dell’area ellenofona di Bova Marina. “L’Area Grecanica.” Consultato il 5 agosto 2026. https://www.museoagropastorale.it/.

Open Calabria. “La Grecìa calabrese: un’altra area in implosione.” 12 settembre 2019. https://www.opencalabria.com/la-grecia-calabrese-unaltra-area-in-implosione/.

Paleariza. “Festival dell’area Grecanica.” Consultato il 5 agosto 2026. http://www.paleariza.it/.

Romano, Antonio. “In Salento e Calabria le voci della minoranza linguistica greca.” Treccani, Lingua Italiana. Consultato il 5 agosto 2026. https://www.treccani.it/magazine/lingua_italiana/speciali/minoranze/Romano.html.

Toso, Fiorenzo. “Le isole grecofone in Calabria e in Puglia.” In Lingue sotto il tetto d’Italia. Le minoranze alloglotte da Bolzano a Carloforte. Treccani, Lingua Italiana. Consultato il 5 agosto 2026. https://www.treccani.it/magazine/lingua_italiana/articoli/scritto_e_parlato/Toso12.html.

Treccani. “Comunità greca.” In Enciclopedia dell’Italiano. Consultato il 5 agosto 2026. https://www.treccani.it/enciclopedia/comunita-greca_(Enciclopedia-dell’Italiano)/.

Area Grecanica. “Territorio Area Grecanica.” Consultato il 5 agosto 2026. https://www.areagrecanica.org/territorio-area-grecanica/.

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